Tim dà il buon esempio: in smart working oltre 30mila dipendenti. La Responsabile Risorse industriali: “Al termine di questa emergenza avremo un Paese trasformato”

Dopo l’esplosione dell’emergenza Coronavirus molte aziende hanno chiesto ai loro dipendenti di lavorare da casa, applicando lo smart working, noto anche come “lavoro agile”. Il Gruppo TIM aderente a Fondirigenti è stato uno dei primi in Italia a sperimentarlo e con grande rapidità ha riorganizzato l’attività aziendale dopo l’inizio della crisi sanitaria. TIM rappresenta una delle aziende più grandi a cui il Fondo fornisce supporto formativo. Negli anni Fondirigenti ha messo a disposizione del Gruppo modelli produttivi e di organizzazione del lavoro in grado di trasferire ai manager le competenze necessarie per rispondere alle sfide globali. Mai come in questo periodo infatti si sono rivelati essenziali i progetti di formazione a distanza fruibili con l’ausilio della tecnologia. Giovanna Bellezza, Responsabile delle Relazioni Industriali presso TIM, ci spiega il valore di questi progetti e in che modo l’azienda sta contribuendo a potenziare la digitalizzazione del nostro Paese in un periodo di grave difficoltà.

 

Dottoressa Bellezza, con la crisi sanitaria in atto è molto importante sostenere la formazione a distanza, quali sono i progetti che Tim ha potenziato e quale il contributo di Fondirigenti?

 

In concomitanza con l’emergenza del Coronavirus è stata lanciata una nuova piattaforma di elearning, ricca di percorsi formativi online per fare in modo di non fermare la formazione e lo sviluppo delle competenze dei nostri colleghi. Per quanto riguarda la Management Education, nel 2019 sono stati avviati percorsi di coaching in presenza e online a supporto della managerialità. Tutti i manager hanno inoltre avuto accesso a specifiche librerie virtuali per poter fruire liberamente di materiali didattici e il contributo di Fondirigenti è stato sempre importante per realizzare questo tipo di iniziative. Nel 2020 inoltre partirà un nuovo piano formativo utile a sviluppare le competenze distintive del nuovo modello manageriale, fornendo stimolo e ispirazione per affrontare le sfide del nuovo scenario globale.

 

 

Quando avete iniziato a sperimentare la modalità di lavoro agile per i dipendenti e perché?


La prima sperimentazione è partita nel 2016 con 9mila dipendenti coinvolti, un anno prima che in Italia entrasse in vigore la legge che regolamentava il lavoro agile. Nel 2018 i lavoratori in smart working erano già 13mila e a luglio dello scorso anno la platea è aumentata a 21mila dipendenti, circa la metà del totale. Siamo un’azienda di telecomunicazioni, tutti i nostri dipendenti possiedono una dotazione tecnologica di base, utilizzare lo smart working è stato quasi un passaggio naturale. Il Gruppo TIM ha infatti sempre cercato di essere un pioniere nella diffusione di modalità di lavoro innovative.

 


Come ha reagito la vostra azienda all’emergenza Coronavirus in termini di riorganizzazione del lavoro?


I dipendenti del nostro gruppo sono in totale 45mila e quando è iniziata l’emergenza solo una metà di loro era in grado di essere operativa in smart working immediatamente. L’altra metà invece non era attrezzata. Abbiamo fatto un grande sforzo per riuscire ad abilitare tutti al lavoro da remoto. Ci sono volute quasi due settimane ma alla fine è stato un piccolo successo e adesso sono oltre 30mila i dipendenti che usufruiscono di questa possibilità. I lavoratori sono grati all’azienda per aver ricevuto questa forma di protezione e hanno risposto con grande senso di responsabilità. Molti di loro mettono la foto della scrivania sui propri canali social e ringraziano la società. Abbiamo affrontato la situazione cercando di riorganizzare in maniera agile e innovativa la gestione del personale proprio come stanno facendo molte altre aziende del nostro Paese. Sono certa che dopo questo periodo difficile ci ritroveremo trasformati.

 


In che modo è stato ripianificato il lavoro quotidiano?


L’orario di lavoro durante lo smart working è flessibile. Normalmente chiediamo due ore di compresenza la mattina e due il pomeriggio, in cui tutti i dipendenti devono essere collegati. Questo è l’unico vincolo, per il resto ciascuno può organizzare il lavoro come preferisce dalle otto di mattina alle otto di sera. Inutile negare come per i dirigenti si sia resa necessaria una maggiore attività di pianificazione: io stessa appena alzata mi occupo anzitutto di organizzare il lavoro dei dipendenti, assegnando incarichi e scadenze precise.

 


Secondo lei, qual è stato l’ostacolo principale alla diffusione dello smart working?


Il problema è essenzialmente la possibilità di controllo da parte dell’azienda dei dipendenti. Quando nel 2015 abbiamo iniziato a studiare questa forma alternativa di lavoro, molti dirigenti temevano che la distanza fisica avrebbe impedito il monitoraggio delle attività. Ma alla fine l’esperienza ha confutato questo pregiudizio. 

 


Quali attività sono difficilmente gestibili da remoto?


Alcune attività per motivi di sicurezza sono difficilmente praticabili da casa. Ci sono settori di Tim che operano con dati sensibili, si occupano di intercettazioni per conto delle procure e sono legati a vincoli di privacy. C’è poi l’enorme macchina dei data center, al cui interno si trovano informazioni riservate. Questi server non possono mai avere default ed è impossibile gestirli a distanza. Abbiamo reso la rete più sicura ma ci sono alcune mansioni che devono necessariamente essere svolte in sede, in un luogo di lavoro isolato rispetto all’esterno.

 


In che modo e con quali progetti avete cercato di incentivare la fruizione di lavoro agile anche per le imprese vostre clienti?


Stiamo anzitutto cercando di migliorare la connettività in modo tale che la rete non sia mai sovraffollata e stiamo portando avanti con grande impegno i progetti già esistenti. Diamo un supporto completo alle aziende che intendono abbracciare la digital transformation. TIM ha ormai da anni ormai una ricca offerta a supporto dello smart working: servizi di videoconferencing, soluzioni di collaboration e di aiuto al telelavoro. A seguito dell’emergenza da COVID-19, molti di questi servizi sono stati resi gratuiti.

 


Come contribuisce il Gruppo TIM ad una più vasta digitalizzazione del Paese e dei cittadini?


Nei mesi scorsi abbiamo avviato un importante progetto denominato Operazione Risorgimento Digitale: Sono stati ingaggiati 400 formatori interni di TIM con l’obiettivo di formare gratuitamente al digitale un milione di persone: cittadini, imprenditori e dipendenti delle PA e delle PMI. Abbiamo però dovuto sospendere il progetto nei giorni scorsi a causa dell’emergenza Coronavirus.

 


Crede che questo sforzo verso la digitalizzazione proseguirà anche una volta terminata l’emergenza?


È la condizione di necessità a spingere le persone a cambiare mentalità. Alla fine di questo periodo il modo di lavorare non sarà più lo stesso. Questo momento di grande difficoltà deve farci capire quanto sia importante essere pronti dal punto di vista digitale. Dobbiamo renderci conto di quanto potrebbe contribuire alla nostra economia l’immissione in rete delle grandi capacità delle nostre piccole e medie imprese e provare ad imparare qualcosa anche da questa esperienza negativa.